Storia del Crocifisso di Talamello

Indagine storica

 “Fra le opere di pittura medievale, il crocifisso di Talamello è certo fra le più conosciute del nostro Montefeltro, oltre ad essere fra le immagini religiose una delle più antiche e senz’altro fra le più venerate”[1] Prova di questa devozione popolare  è il gran numero di fedeli che da tutta la Diocesi ogni anno arrivano al Santuario di Talamello, in occasione della “Festa del Crocifisso” che attualmente si celebra il lunedì di Pentecoste.

“Così come lo vediamo oggi, il dipinto è frutto dell’ultimo intervento di restauro effettuato nel 1995 in concomitanza con la mostra di Rimini dedicata alla Pittura riminese del Trecento”[2] che ha restituito un’opera di grande valore artistico.

“Il Crocifisso di Talamello viene presentato in mostra in fase di restauro; in catalogo è commentato da una scheda di Alessandro Volpe che ne ripercorre sistematicamente la vicenda critica.”[3]

Di altri interventi antichi non ne conosciamo traccia documentaria, ma sappiamo che nel 1914 il dipinto venne sottoposto  alle cure di Riccardo, figlio del più conosciuto Gualtiero De Bacci Venuti, che ha posto riparo ad uno sconsiderato restauro precedente.[4]

Il 1935 è l’anno della grande mostra dedicata alla pittura riminese del 300 allestita a Rimini nel salone dell’Arengo dal 20 al 30 settembre. La Croce di Talamello non viene concessa per l’esposizione probabilmente per motivi di conservazione essendosi alterato il restauro del De Bacci.[5]

Trasferimento dalla chiesa di Poggiolo

L’attuale collocazione del Crocifisso, presso la Chiesa di S.Lorenzo di Talamello non è quella originale. Molto probabilmente l’opera fu richiesta dagli Agostiniani della Chiesa di Poggiolo, distante pochi chilometri da Talamello, e qui rimase fin verso la fine dell’800. Le vicende del suo definitico trasferimento presso la Chiesa di S.Lorenzo di Talamello ci vengono descritte da Amedeo Varotti nella sua opera “Talamello”[6]

Come riferisce Varotti, la chiesa di Poggiolo, già convento degli Agostiniani fin dal 1374, in seguito era stato abbandonato da una parte dei religiosi che si erano trasferiti a Talamello. Intorno alla metà del ‘600, durante il papato di Innocenzo X, il convento fu soppresso e in seguito demolito. Rimase solo il santuario con la preziosa immagine del Crocifisso custodito da uno dei religiosi di Talamello. Vi si celebrava la messa alla domenica e per la festa solenne della 2′ domenica di Pentecoste. Ma verso la metà dell’800 accaddero due eventi tragici per tutto il Montefeltro. Il 1854, infatti, è l’anno del terribile incendio che aveva colpito la miniera di zolfo di Perticara, che aveva causato la morte di dodici minatori. Il lutto fu generale e la comunità di Talamello si uni’ agli abitanti di Perticara e dei paesi vicini ai piedi del Crocifisso di Poggiolo, assistiti dal canonico Don Francesco Tomasetti per pregare in suffragio delle vittime, per consolare I supersiti colpiti dal lutto e ottenere la fine del tremendo incendio. L’anno successivo un’epidemia di colera colpì tutto il Montefeltro, causando 37 morti a Talamello e 26 a Perticara. In questa occasione il Crocifisso di Poggiolo fu trasportato a Talamello il 14 agosto, rimase esposto fino al 16 settembre e vide una grande affluenza di devoti dai paesi vicini. Questi fatti avevano inculcato negli animi di molti Talamellesi il desiderio che il Crocifisso venisse trasferito definitivamente nella chiesa parrocchiale di Talamello.[7] Ma la realizzazione di questo desiderio   non fu facile. A questo propostito fu importante il servizio episcopale del Vescovo Mariotti dal 1860 al 1890. Le sue maggiori preoccupazioni furono rivolte alla questione religiose. La festa che in onore del Crocifisso che si celebrava ogni anno a Poggiolo la seconda domenica di Pentecoste, da festa religiosa era degenerata in festa mondana. Egli, dopo aver costituito una Congregazione del SS Crocifisso di Poggiolo decise che la festa del Crocifisso fosse celebrata dal 1864 nella Chiesa S.Lorenzo di Talamello. Come riferisce Varotti, la sacra immagine del Crocifisso di Poggiolo doveva essere trasferita otto giorni prima della seconda domenica di Pentecoste, processionalmente, per poi essere di nuovo riportata processionalmente a Poggiolo, dopo la celebrazione solenne della festività.[8] Negli anni successivi vi fu un grosso braccio di ferro fra il Vescovo Mariotti, il parroco di Talamello don Francesco Tomasetti, gli abitanti di Talamello e quelli di Poggiolo e dei paesi vicini. Alcuni non avevano accettato il trasferimento della festa a Talamello e chiesero al Vescovo che venisse di nuovo celebrata a Poggiolo, mentre altri avrebbero voluto il trasferimento definitivo della sacra immagine nella Chiesa di San Lorenzo. Di fatto ogni anno don Tomasetti chiedeva al Vescovo l’autorizzazione alla celebrazione della festa a Talamello con la concessione da parte del Vescovo. Ma nel 1869 forse a causa di pressioni provenienti da chi voleva il ripristino della festa a Poggiolo, il Vescovo non autorizzò lo spostamento dell’immagine del Crocifisso. La popolazione di Talamello rimase indignata per il rifiuto del Vescovo e passò al contrattacco. Infatti un gruppo di Talamellesi costrinsero il capellano di Talamello, Don Filippo Righi, di porsi con i paramenti sacri alla testa del corteo che arrivò a Poggiolo, prelevò il Crocifisso e lo portò processionalmente alla chiesa San Lorenzo di Talamello.[9] Ebbe così inizio un duro braccio di ferro fra il Vescovo e i fautori del ritorno dell’immagine nella chiesa di Poggiolo e don Tomasetti con i sostenitori della definitiva permanenza nella Chiesa s.Lorenzo di Talamello. Il Vescovo sollecitò don Tomasetti più volte perché predisponesse il trasferimento dell’immagine a Poggiolo, ma questi che probabilmente condivideva l’idea di trattenere per sempre al culto dei fedeli la sacra immagine gli fece sapere che era stato impossibile adempiere alle sue indicazioni.[10] Le tensioni fra il Vescovo e don Tomasetti durarono fin quasi alla sua morte avvenuta il 5 febbrario 1877. Ma subito dopo si riaccesero le polemiche e al Vescovo Mariotti giunge una petizione sottoscritta da 500 persone che lo pregavano di riportare il crocifisso a Poggiolo, nella sua sede naturale. I sottoscrittori avvertivano che in caso contrario avrebbero fatto ricorso all’ Autorità governativa. A questa richiesta il Vescovo ripose in modo evasivo e nel mese di ottobre 1878 il nominò arciprete di Talamello Don Raffaele Matteo Gentili di Torricella. “L’autorità del nuovo titolare, la sua pietà, la grande cura per le anime, la simpatia che andava guadagnandosi, anche per la mole di lavori subito intrapresi per migliorare la stabilità della Chiesa di S.Lorenzo, l’ottimo esercizio del suo ministero fecero sì che una certa calma si diffondesse tra i Talamellesi e gli abitanti delle ville della sua terra. Per cui si parlò sempre meno del trasferimento del Crocifisso a Poggiolo, si assopì ogni discussione, si spensero le diatribe e a poco a poco tutto passo sotto silenzio.”[11] E così la sacra immagine del Crocifisso di Poggiolo rimase presso la chiesa parrocchiale S.Lorenzo di Talamello, magnifico esempio di pittura medievale, espressione di quella che verrà definita “scuola riminese del trecento”.


[1] A. Marchi, Il crocifisso di Talamello nella letteratura artistica, in “Studi Montefeltrani”, 29, Società di Studi Storici per il Montefeltro, San Leo 2007, p. 49
[2] Ibidem p. 49
[3] Ibidem p. 60
[4] Cfr. A. Marchi, Il crocifisso di Talamello nella letteratura artistica, op. cit. p. 49
[5]Cfr. A. Marchi, Il crocifisso di Talamello nella letteratura artistica, op. cit. p. 53
[6] A. Varotti, Talamello, Modulistica Valmarecchia, S.Ermete1988, p. 198-217
[7] Cfr. A. Varotti, Talamello, Modulistica Valmarecchia, S.Ermete1988, p. 198-201
[8] Cfr. A. Varotti, Talamello, op. cit. p. 203
[9] Cfr. A. Varotti, Talamello, op. cit. p. 206
[10]Cfr. A. Varotti, Talamello, op. cit. p. 211
[11]A. Varotti, Talamello, op. cit. p. 213
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